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Nuovo rinvio per il Codice della Crisi e dell’Insolvenza

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​Ultimo aggiornamento del 30.06.2021 | Tempo di lettura ca. 3 minuti


Si va verso un nuovo rinvio per il Codice della Crisi e dell’Insolvenza. Ad oggi, un’impresa italiana su cinque è in crisi secondo la disciplina delle procedure di allerta.

Secondo una simulazione basata sugli ultimi dati di bilancio pubblicati dalle imprese italiane, il 20 per cento delle società di capitali si troverebbe in situazione di crisi secondo quanto previsto dalla disciplina delle procedure di allerta previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (“CCII”), la cui entrata in vigore è attualmente prevista per il prossimo 1 settembre.

L’obiettivo dichiarato di tali procedure è l’emersione tempestiva della crisi d’impresa e la sua composizione, ove possibile, mediante le procedure stragiudiziali dinanzi agli Organismi di Composizione della Crisi (“OCRI”) che verranno istituiti presso le Camere di Commercio.

Al fine di individuare precocemente le situazioni di crisi, il legislatore ha previsto specifici indicatori, individuandoli all’art. 13 del CCII negli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rilevabili attraverso appositi indici, elaborati con cadenza triennale dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (“Cndcec”). 

Secondo la prima versione degli indici elaborati dal Cndcec, si può presumere la sussistenza di uno stato di crisi:
  1. se il patrimonio netto dell’impresa è negativo;
  2. qualora il patrimonio netto è positivo, se il debt service coverage ratio (“DSCR”), ovvero l’indice finanziario che permette di verificare in modo dinamico il flusso finanziario a servizio del debito, è inferiore a 1;
  3. qualora non sia possibile calcolare il DSCR, a causa dell’assenza di adeguati sistemi di tesoreria dell’impresa, se si verifica il superamento congiunto delle soglie stabilite per settore per i seguenti indici:
  • indice di sostenibilità degli oneri finanziari (oneri finanziari / fatturato);
  • indice di adeguatezza patrimoniale (patrimonio netto / debiti);
  • indice di ritorno liquido dell’attivo (cash flow / attivo);
  • indice di liquidità (attività breve termine / passività breve termine);
  • indice di indebitamento previdenziale e tributario (indebitamento previdenziale e tributario / attivo).

Spetta agli organi di controllo e revisione verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente la presenza di indizi di crisi e che assuma, se del caso, le idonee iniziative. 

Sugli stessi soggetti grava inoltre l’obbligo di segnalazione immediata agli amministratori dei fondati indizi della crisi: tale segnalazione dovrà essere effettuata per iscritto e dovrà contenere l’indicazione di un termine entro il quale l’organo amministrativo dovrà riferire in merito alle iniziative da intraprendere per superare tale situazione.

Nel caso di mancato o inadeguato riscontro, ovvero in caso di mancata adozione delle soluzioni indicate, gli organi di controllo o di revisione dovranno informare senza indugio l’OCRI fornendo tutte le informazioni necessarie, anche le informazioni riservate in deroga a quanto stabilito dall’art. 2407 c.c., dando avvio alla vera e propria procedura di composizione assistita della crisi, prodromica alle eventuali procedure di ristrutturazione del debito o di insolvenza.

Secondo un recente studio, se a settembre entrassero in vigore le suddette disposizioni, circa 138 mila imprese su un totale di 700 mila società di capitali si troverebbero in una situazione di crisi, sulla base dell’applicazione degli indici sopra riportati.

L’evidente esigenza di un adeguamento delle previsioni che entrerebbero a breve in vigore all’attuale situazione emergenziale ha spinto il ministro della giustizia, Marta Cartabia, a nominare una commissione di esperti al fine di raccogliere ed elaborare proposte di modifica del CCII, anche al fine di adeguare la normativa alla direttiva UE Insolvency (direttiva 2019/1023), valutando se differirne l’entrata in vigore, anche parziale.

Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal suo presidente, Prof.ssa Ilaria Pagni, la commissione proporrà il rinvio generalizzato dell’entrata in vigore del CCII al primo semestre del 2022, e l’introduzione delle procedure di allerta, che potrebbero essere modificate per essere riadattate al mondo post-pandemico,  posticipata all’inizio del 2024.

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