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Dichiarazione non finanziaria: verso l’estensione dell’obbligo anche per le PMI quotate

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Ultimo aggiornamento del 19.05.2021 | Tempo di lettura ca. 3 minuti


È stata recentemente pubblicata una proposta di direttiva europea, cd. Corporate Sustainability Directive (CSDR) 2021/0104 del 21 aprile 2021, che porterà ad aggiornare la regolamentazione in materia di bilancio (direttiva 2013/34/Eu) e di non-financial disclosure (direttiva 2004/109/Ec, a sua volta emendata dalla Direttiva Barnier).

Tale proposta di direttiva dovrebbe portare ad una significativo estensione della platea dei soggetti obbligati alla redazione di una DNF (Dichiarazione Non Finanziaria).

Attualmente solo gli “enti di interesse pubblico” con più di 500 dipendenti e che abbiano superato determinati limiti dimensionali (totale dello stato patrimoniale: 20 milioni di euro e totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro) devono obbligatoriamente predisporre una DNF.
 La proposta di CSDR invece comporterà l’estensione dell’obbligo di rendicontazione di informazioni sulla sostenibilità anche:
  • alle società quotate su mercati regolamentati Europei, ma che abbiano meno di 500 dipendenti, includendo in questo modo anche numerose PMI;
  • alle società di grandi dimensioni (quindi quelle con una media di almeno 250 dipendenti occupati nell’esercizio), anche se non quotate.

Conseguentemente, dunque, anche le grandi imprese non quotate avranno l’obbligo di predisporre una DNF, comunicando così a tutti gli Stakeholder i principali aspetti connessi della propria politica, azione e risultati sui temi ESG.

La DNF continuerà invece a non essere un obbligo per le PMI non quotate e per le microimprese; queste imprese, infatti, potranno optare per informative volontarie utilizzando modelli e standard coerenti e proporzionati con le loro caratteristiche. 

La nuova proposta di direttiva, inoltre, imporrebbe alle imprese di comunicare le informazioni secondo principi vincolanti dell'UE in materia di informativa. Tali principi verranno definiti tramite atti delegati che la Commissione adotterà tenendo conto del parere tecnico del gruppo consultivo europeo sull'informativa finanziaria, in collaborazione con gli stakeholder chiave e sentiti gli Stati membri e gli organismi dell'Unione europea interessati (autorità europee di vigilanza, l'Agenzia europea dell'ambiente, l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e la piattaforma sulla finanza sostenibile): si prevede l’adozione del primo insieme di principi entro ottobre 2022.

È del tutto evidente come l’individuazione e l’utilizzo di modelli e standard oggettivi e accreditati (da terze parti) sarà di fondamentale importanza per le tutte le imprese per fornire tutte le informazioni e risposte alle numerose richieste che esse ricevono dai soggetti con cui intrattengono rapporti, come clienti, banche, assicurazioni, istituzioni.

Tali standard aiuteranno le aziende ad attrarre nuovi investimenti e finanziamenti, nonché a partecipare pienamente e contribuire alla transizione verso un’economia sostenibile delineata nel Green Deal europeo.
È di tutta evidenza come le imprese che per prime adotteranno strumenti di rendicontazione, anticipando l’individuazione e l’utilizzo di adeguati modelli di gestione integrata mirati a uno sviluppo sostenibile, godranno di un pesante vantaggio competitivo.

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Stefano Damagino

Dottore Commercialista e Revisore legale

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