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I Tribunali di Milano e di Mantova confermano: le accise provinciali sull’energia elettrica sono indebite e devono essere rimborsate

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Ultimo aggiornamento del 24.12.2020 | Tempo di lettura ca. 6 minuti​


Nei mesi di novembre e dicembre 2020, il Tribunale di Milano, prima, e quello di Mantova, poi, hanno pronunciato ordinanze di accoglimento dei ricorsi ex art. 702-bis c.p.c. radicati nei rispettivi fori sulla questione del rimborso delle accise sull’energia elettrica addebitate in bolletta nel corso degli anni 2010 e 2011.


Con tali pronunce, i Tribunali di merito hanno aderito all’orientamento recentemente formatosi in seno alla Corte di Cassazione, a partire dalle pronunce della stessa emesse nell’ottobre e novembre 2019 (rubricate con il n. 15198/2019, n. 27099/2019 e n. 27101/2019).

In tali pronunce la Suprema Corte aveva infatti già disapplicato le norme istitutive dell’addizionale provinciale sull’accisa per l’energia elettrica in essere nel periodo 2010 e 2011 (già successivamente abrogate a decorrere dall’anno 2012), ritenendole incompatibili con la normativa comunitaria (di cui alla Direttiva 2008/118/CE). Così la Corte aveva confermato il conseguente diritto delle aziende a richiedere il rimborso di quanto indebitamente versato a tale titolo alle società fornitrici.

Pronunce che, invero, avevano nell’immediato comportato il nascere di un significativo numero di azioni giudiziarie volte ad ottenere il rimborso di ingenti somme a favore delle società consumatrici di energia elettrica, contenzioso che aveva addirittura suscitato l’interesse di Confindustria e sollecitato l’intervento del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che non ha tuttavia mai preso posizione al riguardo.

Tali procedimenti hanno poi tardato nel concludersi a causa della crisi emergenziale Covid-19, che ha determinato l’iniziale chiusura degli uffici giudiziari e il conseguente rinvio di ufficio del palinsesto dell’attività giudiziaria.

A chiusura del 2020 sono tuttavia arrivate le prime decisione di merito le quali, entrambe, si associano all’orientamento espresso dalla Corte di legittimità confermando:

  • la legittimazione passiva delle società fornitrici dell’energia, dirette responsabili della restituzione degli importi indebitamente pagati dalle aziende consumatrici in quanto (i) soggetti cedenti obbligati al pagamento delle accise e delle addizionali nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria e, contestualmente, (ii) destinatari del pagamento (indebito) da parte degli utenti – clienti finali;
  • la sussistenza di “buona fede” in capo alla società fornitrice dell’energia elettrica, con la conseguente debenza dei soli interessi al tasso legale sull’importo rimborsato con decorrenza dalla data della domanda giudiziale (secondo il Tribunale di Milano) ovvero da quella della richiesta stragiudiziale avanzata dall’azienda consumatrice (secondo il Tribunale di Mantova).
In sostanza, le anzidette pronunce di merito sopra citate confermano i principi di diritto enunciati dalla Corte di Cassazione nel 2019 (nonché in alcune sentenze emesse a febbraio e a luglio 2020) e rendono concreto e piuttosto immediato (nel giro di 4-6 mesi dal momento del deposito del ricorso giudiziale) il recupero delle somme indebitamente versate dall’utente finale a titolo di addizionale provinciale alle accise sull’energia elettrica.

Pertanto, le aziende, cui sia stata indebitamente addebitata tale imposta addizionale, sono ancora in tempo per esperire in sede civilistica l’ordinaria azione di ripetizione di indebito direttamente nei confronti dell’erogatore del servizio dell’epoca.

Azione giudiziale che, come chiarito dalle sentenze di merito, risulta allo stato essere l’unico mezzo per ottenere il rimborso.

Resta, in ogni caso, ferma la possibilità, nelle ipotesi in cui l’azione esperibile nei confronti del fornitore dell’epoca si riveli eccessivamente gravosa (ad esempio, nelle ipotesi di fallimento del fornitore del servizio), di rivolgere l’azione per il recupero dell’indebito eccezionalmente e direttamente nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria (Agenzia delle Dogane).

Al riguardo è necessario chiarire che, pur restando ancora aperta la possibilità di agire per la ripetizione delle somme indebitamente pagate relativamente agli anni 2010 e 2011, per la parte degli importi che non sia ancora prescritta, è indispensabile attivarsi immediatamente per interrompere la prescrizione tramite l’invio di un’apposita lettera.

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